Viali dell’Indipendenza (K. Varga – Nikita) - Rivista Cadillac

Viali dell’Indipendenza (K. Varga – Nikita)

di Natan Mondin

 
Ho finito Viali dell’Indipendenza una settimana fa. A Seoul adesso sono le otto del mattino, in strada c’è meno casino rispetto alle due di notte. In Corea, scrivo di un libro Polacco che parla di due amici. Due figure antitetiche. Un pittore fallito, un ballerino di successo. Un Fedele e un Apostata. Scrivo, altrimenti me ne dimentico; ho un po’ di tempo libero, prima che Tae Sung mi venga a prelevare per visitare la città. Ieri abbiamo cenato insieme, dopo una passeggiata al teatro dell’opera e al centro delle arti. A piedi ci vogliono  dieci minuti dal mio albergo, incastrati fra un complesso di condomini da venti piani e un parco. Ho mangiato Bibimpap, un approccio tranquillo alla cucina del posto; riso, uova, carne trita, verdure e salsa al peperoncino. Per contorno sottaceti, kimchi e erbette. Tae Sung non ha mangiato i contorni, ha evitato le erbe come un iperteso il sale. «Sono di montagna» mi dice «sanno di terra e a me non piace, mi ricordano quando mio padre mi portava a passeggiare e mi costringeva a raccoglierle e poi a condirle e poi a mangiarle».
Usciti dal ristorante, abbiamo bevuto caffè, americano, nella saletta fumatori di un bar che non si chiama bar ma in un altro modo che non ricordo. Abbiamo chiacchierato di lirica e letteratura. Gli ho parlato di Viali dell’Indipendenza. Tae Sung fuma, troppo. Anche Krystian fumava di nascosto, con Jakub. Di solito non ricordo i nomi, soprattutto se sono stranieri. Per impararli ho bisogno di tempo e ripeterli come un mantra mentre faccio altro. Krystian è il pittore fallito, sappiamo da subito che morirà in un incidente aereo. Il pretesto per ripensare al passato, all’ultima volta che ha visto Jakub. Il volo che lo dovrebbe portare a New York, a una mostra sfigata sui talenti underground polacchi, si schianta e poi si inabissa nell’Atlantico.  I continui ritorni al passato di Krystian , ubriaco, perché non riesce a volare senza essere sbronzo, ci aiutano a ricostruire episodi in cui Jakub è stato presente nella sua vita. Una presenza ingombrante, anche quando non era ancora diventato l’icona simbolo della rinascita post comunista della Polonia.
Ho letto qualcosa su internet, qualche articolo che paragonava Viali dell’Indipendenza al ritratto di Dorian Gray in versione polacca. Oppure era la quarta di copertina a fare questo paragone poco calzante. Almeno così la penso io, che in genere non leggo tutte le quarte di copertina perché mi annoiano, nemmeno leggo gli incipit. I libri li scelgo per sentito dire. Comunque, Welsh ha reinterpretato Wilde ne I segreti erotici dei grandi chef. Lo ha masticato, digerito, espulso con fretta e maestria. Varga parla di amicizie mai diventate tali, riporta storie drammatiche di solitudine. Nel libro tutti sono soli, con i loro difetti e con un’umanità grottesca, primordiale. Deboli, decadenti. La fidanzata di Krystian  che lo abbandona, come ha abbandonato altri in passato, alla ricerca di un amore totale sposa Jakub, cade di nuovo nel tormento dell’insoddisfazione.
Il compagno di scuola che si impicca (non ricordo il nome, mi spiace), la madre lo trova appeso a una trave con una macchia enorme di sperma sui pantaloni, era quello che a scuola si ammazzava di seghe. Solitudine, combattuta con alcol e pornografia.
La drammaticità equilibrata dal sarcasmo, strappa sorrisi quando si è immersi nella tragedia. Dal microcosmo decadente del libro emerge una figura delicata. Una caratteristica che non ti aspetti dal vicino di casa che ti insulta in ascensore in preda all’hangover da vodka di terz’ordine. Un ubriacone che ha un amore tale per il suo cane da convincerlo ad aprirsi a Krystian. Gli parla, confessa la sua paura di morire e di lasciare sola la bestia. Durante una serata annegata nell’alcol fa promettere a Krystian  di prendersi cura del cane, nel caso in cui non si risvegli più dall’ennesima sbronza.
Krystian  è cresciuto con la zia e il suo secondo marito. Mariti squallidi, come squallida è la città, Varsavia, dove sono cresciuti e i rapporti che legano i personaggi. Il comunismo, Solidarnosc, il capitalismo, lo sviluppo sono accennati, fanno da contorno. Sono la miseria del viale dove Jakub e Krystian abitavano, sono le attese adolescenziali e la gloria del ballerino che è pronto a sovrastare con passo doppio le vertigini delle mode. I miti della propaganda si distinguono da quelli della televisione.
Si accende lo schermo ultrasottile appeso alla parete. Samsung. La sveglia. Sono le otto e tre quarti. Alle nove Tae Sung mi porta in un quartiere con un nome che non riesco a pronunciare. Dalla finestra se tengo gli occhi fissi in avanti vedo le insegne spente e il venditore ambulante di frutta, se alzo lo sguardo non riesco a scorgere dove finiscono i palazzi e incomincia il cielo.

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